FAQ – C0 – Aspetti pastorali

Che durata ha il progetto di sostegno sociale parrocchiale lanciato con “La Carità al tempo della fragilità”?

Il progetto ha un inizio, ottobre 2020 e una fine, dicembre 2021.

Perché questi orizzonti pastorali ci impegnano sul tema della carità? Le nostre comunità parrocchiali non hanno forse urgenze maggiori in questo momento?

È molto vero che la ripresa delle attività pastorali dopo il lockdown attraversa molte difficoltà e di vario tipo, in ogni caso ci  sono almeno due ragioni che hanno motivato la diocesi a fare questa scelta:

  1. Viviamo un momento di fragilità diffusa in cui si assiste ad un aumento di solidarietà da una parte e ad una maggior chiusura individualista dall’altra. Ci sembra che lo Spirito Santo in questo contesto apra uno spazio propizio per educare le nostre comunità a scommettere sul dono disinteressato di sé e di testimoniare, in modo molto concreto, un Dio che si occupa amorevolmente delle sue creature specie di quelle scartate dalla nostra società, delle persone e famiglie che hanno particolarmente sofferto e stanno soffrendo a causa del lockdown e della pandemia. Si apre per la nostra chiesa un tempo in cui scommettere più sull’azione di Dio che sulle nostre capacità organizzative.
  2. In un momento in cui nelle nostre comunità si avverte il bisogno di ritrovarsi, re-incontrarsi, riconnettersi per rilanciare una più intensa vita fraterna lo Spirito Santo ci sta anche ricordando che la Chiesa è per il mondo e assolve alla sua missione nella misura in cui diventa Chiesa in uscita. Ci guidano le scelte di Gesù che ha percorso le strade polverose della Palestina, ha frequentato le case dei peccatori, ha intercettato i luoghi di lavoro e di impegno quotidiano per incontrare le persone e annunciare loro con la sua stessa persona, i suoi gesti, i segni, i miracoli, i dialoghi… la venuta del Regno di Dio.

Perché si è scelto di fare collette parrocchiali invece che una unica colletta diocesana gestita anche con maggior professionalità?

  1. Per intensificare il compito caritativo nelle nostre comunità e renderlo importante quanto la Liturgia e l’annuncio della Parola.
  2. Perché l’incontro con le persone avviene dove la chiesa, attraverso la parrocchia, è più prossima alle case delle persone.
  3. Per coinvolgere tutti i parrocchiani con la colletta parrocchiale e così co-partecipare al contributo che la Diocesi mette a disposizione delle parrocchie per questo fine.
  4. Perché l’aiuto economico non può essere disgiunto dall’incontro, dalla fraternità, dalla vicinanza, dall’accoglienza, anzi, è la qualità della relazione che tra i suoi esiti comprende anche gli aiuti materiali.
  5. Perché la Parrocchia, grazie alla capillarità e alle reti informali di relazione ha la possibilità di intercettare le persone (nuovi poveri) che per dignità difficilmente si rivolgerebbero ai servizi tradizionali

Perché si suggerisce di istituire una apposita commissione per gestire i fondi raccolti con la colletta e non si delega questo compito alla Caritas parrocchiale?

Attraverso una commissione più ampia della Caritas (composta dal parroco, da un membro del CPP, da una persona del CPGE e da una persona della Caritas parrocchiale) si vorrebbe aumentare il coinvolgimento di tutta la parrocchia in questo progetto. In ogni caso la valutazione va fatta in loco attraverso un opportuno discernimento.

Il contributo è rivolto soltanto alle singole parrocchie oppure si possono trovare forme di collaborazione?

È importante avviare il discernimento a partire dalla parrocchia che decide quali scelte attuare. In fase di discernimento vanno verificate le risorse e le capacità e solo dopo attenta valutazione si deciderà se presentare la richiesta di contributo come Parrocchia o come UP o di far convergere i contributi sul Centro di Ascolto vicariale.

Non c’è il rischio che questa nuova iniziativa vada a sovrapporsi con ciò che viene fatto dalle Caritas parrocchiali, dagli altri gruppi caritativi e dai Centri di Ascolto vicariali dove presenti?

Certo, questo rischio c’è! Ci sembra però un rischio da correre. È un rischio a tempo, il progetto e l’utilizzo della colletta hanno una durata, l’anno pastorale 2020-21. È un rischio calcolato e accettato nel senso che, in un tempo di aumentata povertà, è necessario trovare più risorse e dare più risposte, e questo costringe i vari gruppi ad una maggiore interazione e forme di coordinamento più stretto tra le parrocchie, tra la parrocchia e il CDAV e tra parrocchie e i servizi sociali del comune. Rimane la possibilità di collaborare con i volontari dei CDAV per valorizzare il capitale di competenze che hanno maturato in questi anni.

Quali strumenti la diocesi mette a disposizione oltre ai fondi?

La Diocesi si impegna a sostenere con i mezzi di comunicazione online, alcuni incontri di formazione in remoto rivolti a tutte le parrocchie. I temi riguardano in modo particolare gli aspetti gestionali, la privacy e lo strumento informatico Ospoweb.

La diocesi mette a disposizione la mail sostegnosocialeparrocchiale@diocesipadova.it per informazioni o per eventuali richieste di formazione ad hoc da parte di chi desiderasse.

Quest’anno sarà organizzata la domenica della Carità a sostegno dei Centri di Ascolto Vicariali?

Si consiglia di fare discernimento a livello di parrocchia, di UP o di vicariato. Per esempio se tutte le parrocchie del vicariato aderissero al progetto del sostegno sociale parrocchiale non sarebbe opportuno fare ulteriori richieste economiche anche per non ingenerare confusione. In questo caso e solo per quest’anno pastorale, il Centro di Ascolto vicariale che non fosse sostenuto dalle parrocchie e che fosse a corto di risorse può rivolgersi alla Caritas diocesana per richiedere un contributo.

Perché oltre alla rendicontazione quantitativa (pezze giustificative) è importante anche una rendicontazione qualitativa?

È importante alla fine di questa esperienza fermarsi non solo per rendicontare alla comunità parrocchiale e alla diocesi le spese sostenute in modo trasparente, ma anche raccontare le cose positive, le fatiche emerse, ciò che non si è riusciti a realizzare e le domande che ci si è posti, per cogliere i segni del Regno di Dio che è presente in mezzo a noi.